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    August 26

    egoismo da sofferenza

    e se non ce la facessi?
    se stavolta non avessi la forza della mia politica, dell’essere disponibile, la forza dell’essere forte?
    può darsi abbia trovato il limite… può darsi io stavolta abdichi in favore della sorte.
    continuo a chiedermi il motivo, perché sono logico e razionale fino all’estremo, e quindi mi chiedo perché una cosa brutta debba diventare ancora peggiore.
    egoisticamente, lo so, non riesco più a vedere il caso che sbrana e si porta via qualcosa, così, a caso, come una legge della natura che non si deve comprendere ma solo accettare. no. comincio a vedere un attentato programmato e assassino dentro al vuoto, agli occhi della logica, come risposta al perché dopo che un amico se n’è andato io debba perderne un altro, in un altro modo, insieme alle cose che avevamo costruito assieme…
    danni collaterali.
    potrebbe non esserci un nesso, potrei dirmi che le cose sarebbero andate comunque così, che non ho il diritto di pensare che la sofferenza sarà duplicata, posso provare a dirmi che sono io in errore, che in fondo non è vero che la vita continua: si può anche fermare, di colpo, una brusca frenata anche se la strada è libera.
    ma non basta. per quanto senso io riesca a dare al mio avversario, io non ci riesco, non ce la faccio.
    la vita continua sempre, finché non finisce. e quindi perché dev’essere così difficile essere forti insieme, farci unire dalle cose brutte e dalle belle sempre e comunque, invece di finire sempre su diverse sponde del fiume dopo la ruzzolata giù dalla cascata.
    per quanto senso riesca a dare ai miei pensieri so che potrebbero non averne alcuno in fondo.
    è questo che odio, che non sopporto… l’inutilità alla base… e dopo tanto dire, pensare e fare, in realtà non s’è pensato, detto né fatto nulla.
    il pugile si stanca anche se colpisce l’aria e non il suo avversario.
    e forse è arrivato il momento di gettare la spugna…
    August 17

    the one

    la mia mente come un bambino.
    la prendo per mano, provo a spiegarle… ma non c’è verso!
    a cosa ti porta, le dico, questa razionalità, questa logica, ora?
    a far finta di saperne più di me, più della vita, più della realtà?
    non riesco, non posso spiegarle che il dolore è intoccabile, lei si difende: fa paragoni, mi dice che altri che se ne sono andati lei li conosceva anche meglio, che se ne sono andati in modi peggiori, mi dice che anche lei è stata peggio, che è abituata, che è forte, che regge il colpo.
    e io come faccio a farle capire… che sta parlando ancora di me e di lei perché adesso non ha il coraggio, il fiato, di parlare d’altro…
    non riesce a vedere la foto che le mostro, la foto del caso, che diventa un mostro ingiusto e spietato, che rapisce e in un istante fa sparire qualcuno... la foto di un amico, il volto innocente, le risate, le bestemmie, i modi di dire, le discussioni sugli ufo, sulla vita…
    continua a non guardare quella foto.
    e io come faccio a spiegarglielo?… come faccio a togliergli quei pensieri egoistici, egocentrici, quel mostrare i muscoli e gli ingranaggi perfetti, i muri d’acciaio riflettente che costruisce?...
    non riesco a farle capire cos’ha perso adesso, cos’hanno perso altre persone, cos’ha perso lui ad andarsene ora… tutti abbiamo perso.
    ogni volta perdiamo…
    e io non riesco a spiegarglielo…
    sono sicuro che la scuserai, teo, se non riesce a dirti nient’altro.
    August 04

    in consistenza

    pianeti allo zenit
    al nadir di loro stessi
    nel vuoto
    il vuoto è esistere
     
    credevo d'essere
    un'immaginaria visione
    in un reale spigoloso
    ora mi sento
    un pezzo di carne
    in un'immagine visionaria
     
    nulla sarà mai uno
    nella mia testa
    finché tutto sarà
    profondo e contorto
    anche quando
    non sono io
    a renderlo tale
     
    mi hanno detto che
    non si gioca con la realtà
    lasciamo che
    lei giochi con noi
    ci faccia a pezzi
    come un'orca con una foca
    nel freddo artico
     
    la paura dell'inconsistenza
    gela il sangue.
    August 03

    in attesa dello spazzino

    bluff3

    e così non ero io...
    seduto al tavolo verde con la mia coppia di 2 in mano, non bluffavo contro al destino, facendo finta di niente: in realtà qualcuno bluffava contro di me.
    sei travolto in un attimo quando ti trovi a giocare al tiro alla fune e ti scopri da solo, da una parte... ti accorgi che il tuo compagno sta al di là del nodo.
    mi guardo le mani rosse e gonfie dal troppo tirare e il quesito non è più "quando", "se", "dove"... ma è "perché".
    così alla fine anche tu ti sei messa in fila, fai la coda per avere il tesserino, diventare un altro merdoso "perché" della mia vita. la mia collezione più ampia e ben assortita, mio malgrado. odio le collezioni in generale.
    quando e se capirò sarà sempre tardi, saremo sempre sprecati in ogni modo, gettati a marcire di nuovo sugli scogli, al sole, al sale del mare, buttati lì in attesa della barca mai giunta. distanti come ogni addio, vicini quanto può avvicinare la rabbia.
    e così continuo ad essere sprecato... come la mia arte, il mio amore, la mia logica, la mia stupidità. come fossimo rinchiusi assieme nel sacchetto bianco di nylon, a terra perché il cassonetto è colmo... in attesa dello spazzino.