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June 25 l'altra boccaho due bocche da sfamare. una ce l'ho in faccia e la sfamo senza troppe complicazioni, da occidentale, alla mediterranea. l'altra non so dove si trova e non riesco a saziarla. riesco solo a sentirne la foga, l'impetuosità con cui mi rende un fantoccio... con cui mi fa divorare carne, sangue, anima, senza riempire mai lo stomaco: a lei non importa... importa solo che sian piene la fauci, il più possibile, in movimento... le importa sentire i denti dividere le cose, spezzarle e farne poltiglia... neanche il sapore conta. non è così raffinata da sentirne alcuno ed è impossibile insegnarglielo: non ha lingua. e perché non la placo se non divorando? perché continuo ad essere il suo burattino? perché non posso fare altrimenti... o forse perché c'è un nesso che mi sfugge, una simbiosi animalesca che non ci permette di separarci: non ci conviene... lei si nutre ed io mi muovo, esisto e sono... ma se non volessi?... June 21 prismadimmelo tu, stavolta, cos'è rimasto. mentre la mia “arte” è stata ancora frantumata, divorata, ingoiata. come pezzi di carne lasciati cadere da un aereo nella vasca degli alligatori. “sono sprecato”, “quello che amo è sprecato”: questo pensavo nell'egocentrica ubriachezza. non pensavo a te perché eri lontana comunque. non pensavo, non speravo, non sapevo... ma mi sbagliavo... anche se ancora non ho capito cosa. capire è l'ultima delle priorità. sapere è importante, esserci. rendersi conto che non sono sempre fandonie le cose che ci circondano e a cui teniamo, perché t'ho guardato di nuovo attraverso e non è cambiato niente: non hai costruito niente intorno a te ed io amo e stimo questo spazio, questa trasparenza naturale che si rende profonda e colorata solo a guardarci dentro. a volte persino mi dispiace che tutto debba sempre essere così profondo e romantico, perché non è sempre facile sopportarne i segni, ma è così che vivo, è così che il tuo colore imbratta le mie pareti, tra le quali io vivo mentre tu non ci sarai. mi ritrovo a fissarle e scrivere. vorrei anche leggere... ma so già cosa racconta il destino. pazienza, me ne faccio una ragione. sembra finisca sempre tutto su un treno... ma sai cosa? il destino continua a scrivere quello che vuole, ma io so anche leggere tra le righe. non c'è bisogno d'altro: mi basta aver dato un'altra sbirciata a ciò che sei e ancora più da vicino... “e sempre più lontano...” sì, sì, lo so... comunque adoro i tuoi calzini! June 19 oromi viene da sorriderti eppure son così serio perché non trovo felicità in cose profondamente belle non puoi immaginare cosa significhi avermi fatto fare anche solo un passo è un miracolo richiamo di salvataggio ed io non sono sul posto come sempre così scavo ai miei piedi alla ricerca di questa bellezza profonda cosa sarà? "chissenefrega"... bello! June 16 normale diversitàrapito di nuovo. prima dai miei stessi sogni/incubi, deliranti, martorianti; poi messo sotto i riflettori, portato via dalle mie sacrosante e comode solitudine ed oscurità, posto sotto la luce accecante e dolorosa dell'esame, presentandomi senza speranze che rimarrebbero puntualmente disilluse. come da copione insomma. ero lì, silenzioso, seduto su un sedile di plastica arancione, nell'infinita attesa a cui quasi sto riuscendo a fare l'abitudine, stanno quasi riuscendo a farmi credere che sono davvero solo un numero... ed entra l'ennesimo paziente. una persona affetta da tetraplegia. ho sempre pensato che la normalità non esiste, o che esiste per tutti nell'infinita diversità di ognuno, anche per chi sta su una sedia a rotelle, un gay, un extracomunitario, un politico, un barbone, un alieno... i problemi son problemi per tutti, non esistono paragoni. nessuno dà più o meno dignità o rispetto... ed io mi sono sempre comportato come sentivo, come sono, con tutti. eppure entra questo tizio, spinto sulla sua sedia da un signore anziano e panciuto. mi guarda e biascica “buongiorno” con la normale difficoltà che incontra una persona nelle sue condizioni. era circa il sesto buongiorno di cortesia che sentivo, durante l'attesa, dai vari personaggi entrati come persone e diventati all'improvviso pazienti da parcheggiare; il classico augurio senza troppo senso da dire quando si entra in una stanza piena di sconosciuti... a tutti ho risposto con un “'giorno” tra i denti, assonnato e spazientito. ma il suo è stato qualcosa di differente... lui mi ha guardato dicendolo... ed io al mio buongiorno di risposta ho aggiunto un sorriso... ma non volevo farlo sentire diverso. June 14 ordinazione sbagliatanulla è. niente esiste. ogni cosa è per come la si considera e rappresenta. guardati intorno... ma non fare come sempre, non ti chiudere nei pensieri per poi lasciarli marcire in un angolo! hai mai sentito la necessità di non sentire nessun sapore? di perdere il senso del gusto... per poter vedere, sentire ogni cosa per com'è e non per come e cosa ti fa sentire? dici che sono sempre tutte e solo parole, il più delle volte in contrasto tra loro... sì, può darsi. comunque ci siamo tutti in questo acquario, questo cazzo di laboratorio che puzza d'ospedale, di sudore altrui, mai del proprio, a fiatare gli uni sugli altri... mentre c'è chi si prende la briga di mettersi in un angolo e scattare foto, incollare parole, appendere il tutto su un muro e mostrarlo come in un circo, con addosso un sorriso da pubblicità di dentifricio o vestendosi di scuro e scostando qualsiasi cosa bella e piacevole. lo so... in fondo mi sto ancora chiedendo quale e dove sia la verità, mettendomi in fila, prima tra i colpevoli, poi tra gli innocenti, poi nel mezzo... ovunque. gioco bene ogni ruolo sai? ma non c'è nessuna partita in realtà, se non la sfida di capirci qualcosa... se c'è qualcosa da capire oltre al solito vivere. sto scostando di nuovo la felicità come si scosta un ingrediente poco gradito da una pizza ordinata male? June 04 sul cosa e sul come della vitadopo tutti questi anni mi trovo ancora a difenderti. mi rendo conto che certe cose non cambiano mai, come la difficoltà di prendersi gioco di qualcuno e l'innata dose di diplomazia incastonata in un anello che dice solo verità perché non gli frega delle conseguenze. che questo possa dare una specie d'equilibrio, saggezza e fascino è solo opinione di alcuni, non mia. d'altro canto è chiaro che la partita della vita, per chi non ha i paraocchi, si gioca molto più sul “come” che sul “cosa”. il cosiddetto libero arbitrio e le scelte che facciamo che mostrano chi siamo non si palesano nelle sfide che dobbiamo affrontare, nelle possibilità che ci creiamo, nei successi o le sconfitte, ma si mostrano (e ci mostrano) molto più concretamente nel come affrontiamo ognuna di queste cose. i risultati e la scelta delle partite da giocare non sono veri metri di giudizio sul tipo di persone che siamo, sono opinabilissimi, preda della sorte e centinaia di casualità, per quanto qualcuno possa pavoneggiarsi di essere l'artefice delle proprie fortune/sfide/vittorie; mentre il modo in cui ogni partita, voluta o no (e soprattutto quelle non volute), viene giocata è molto più chiaramente un indice di chi siamo, nonostante anche questo possa esser vittima, ma in misura molto minore, di cause di forza maggiore, situazioni, complicazioni e difficoltà... ma nonostante questo, allegando tutti i “perché” del caso come didascalia, nessuno può negare la paternità di ogni scelta. mentre le battaglie, se si indaga fino in fondo, sono il più delle volte figlie di n.n., poco o nessun merito, poca o nessuna colpa. |
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