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November 12 hollow yearssarebbe facile fingere di essere immune al dolore e rendere inutili le facili espressioni da “te lo avevo detto” sulle facce che incontro. forse spavento perché indico un coraggio o una stupidità fuori dal comune. e le risate si fanno più corte, come il fiato dopo una corsa. resto impiccato alla fune, alla fine, dopo averla tirata troppo, inutilmente. ed anche i ‘perché?’ sbiadiscono di fronte ad un ‘come?’... come ho fatto a spingermi così oltre su un terreno tanto scivoloso. coraggio o stupidità... mentre mi allontano, forse per sempre, probabilmente per sempre, la cosa più sincera sono i passi tremolanti e poco decisi, la testa che si volta indietro ed i fantasmi che non mi lasciano in pace. lo sarà, ma anche se già fosse ‘passato’, questo non mi aiuta. ho sempre avuto più paura del passato che del futuro. il peso delle cose lasciate in sospeso ed ogni faticoso passo trascinato nel doloroso fango schiacciano qualunque paura di un futuro incerto. non ce la faccio, è impossibile, non riesco a non guardarti negli occhi, anche se non li ho mai visti, anche se non esistono... neanche mi rendo conto di quanto profondo sia questo ‘nulla’. ‘è tutto passato’ non mi conforta. mi schiaccia. November 11 perché, amarovorrei raccontarmi una storia diversa, senza tutte queste ombre... ma non ne sono capace: le ombre che ci trovo dentro sono la mia, riflessa e moltiplicata. anche da chi cerca di negarla. non riuscirò mai a trovarmi a mio agio nei rosei paesaggi altrui. anche se ci provo a negarmi, a piegarmi, a vedermi diverso. non lo sono. né diverso né piegato. vorrei fosse soltanto arrivare a perdere ogni fiducia e sbuffare disarmato sull’inizio di ogni nuova cosa: tanto andrà male! ma non è solo questo... ho riaperto la casa abbandonata, ci ho messo dentro una pesante e faticosa mobilia, contro tutto e tutti, me compreso, come fanno gli eroi... che vengono chiamati tali solo quando poi gli va bene alla fine. ho riarredato la casa. sui pezzi di vetro c’ho lasciato l’anima, la mia, quella vera. ho ridipinto le pareti con la mia sudata fiducia, solo un po’, quanto bastava... è stato facile quanto costoso, duramente costoso... riaprire le porte, le finestre e far rientrare l’aria che respiravo da tempo... piena, fluida, densa... stupenda. ma la casa è rimasta abbandonata. vuota. piena solo di nuovi ‘perché?’... e amaro. tanto amaro. mi basterebbe solo capire fino in fondo. neanche questo m’è concesso solo ‘perché?’. e tanto amaro. November 09 strapparmi i denticosì sentirei le fauci vuote
gengiva contro gengiva senza il duro smalto che ti ha masticata resa il cibo di cui avevo fame che adesso m’affama inevitabile ed eterno
sarà il digiuno singhiozzi di pianto
e nessuna lacrima. |
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